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La rivoluzione a portata di pigro

L’articolo di Raffaele Mauro del 21 giugno va nella giusta direzione: cerca di collegare la teoria alla pratica, cerca di mettere in moto qualcosa di cui il paese ha davvero bisogno. Purtroppo però nella realtà ci scontriamo con le reazioni fredde delle persone che frequentiamo, con lo scetticismo della maggioranza. Ecco allora un’analisi delle dieci scuse più frequenti per non impegnarsi in politica e le risposte per non darla vinta all’apatia. Prima scusa: “ho la famiglia, non ho tempo”. È vero che i figli portano via molto tempo, ma che senso ha sacrificarsi per vederli crescere in un paese ricco di furfanti e privo di ogni speranza? Conviene spendere qualche energia per trasmettere un futuro migliore. PS: vale anche per i nipoti! Seconda scusa: “lavoro troppo”. Se una persona è costretta a lavorare troppo, forse le cause sono anche politiche: bassa produttività, fiscalità esasperata, cattiva formazione. È un diritto avere una vita in cui il lavoro non assorba il 100% delle energie: riconquistiamocelo con le giuste riforme meritocratiche. Fermiamoci un minuto a pensare, alla peggio ci saremo riposati fisicamente. Terza scusa: “la politica è sporca, e non voglio sporcarmi le mani”. Sa tanto di una profezia che si auto-avvera: è ovvio che se tutti pensano così si fa rapidamente un’autoselezione dei peggiori. Poi, certo, è intrinseca nell’uomo la tendenza di approfittare del proprio minimo potere appena possibile: concedetevi allora peccati veniali (come andare a teatro in prima fila) e lasciate perdere quelli più gravi. Non credo poi che tutti siamo portati a delinquere: fidiamoci dell’educazione che abbiamo ricevuto e dimostriamo che non tutta la politica è sporca. Quarta scusa: “tanto le cose non cambiano mai”. È un po’ quello che pensava Mandela, poi però lo hanno liberato. Perché poi dimenticare cambiamenti come il welfare state, il suffragio universale, l’emergenza delle nuove potenze mondiali? Le cose cambiano più di quanto siamo disposti ad accettare, anche per paura della novità. E, anzi, sembra che il cambiamento in tanti ambiti stia accelerando. Quinta scusa: “da solo cosa posso fare? Sono solo una studentessa, un impiegato, una casalinga, un pensionato…” Da solo non fai niente. Ma esistono centinaia di partiti, fondazioni, associazioni in cui fare politica. Molte sono serie. Cerca quella che fa per te e, soprattutto, impara a collaborare con gli altri senza doverli convincere sempre delle tue ragioni. Perché a volte ci sbagliamo… Sesta scusa: “non capisco niente di politica”. È un’ottima scusa per la propria pigrizia. Perché in fondo dobbiamo essere pronti a imparare sempre, e essere umili di fronte alle cose che non sappiamo. In realtà spesso la politica si nasconde dietro formule esageratamente complesse, mentre i concetti non sono così difficili da capire: gira in rete l’esempio con le mucche che mi sembra abbastanza comprensibile… Settima scusa: “non so niente”. Bene. E allora di che ti lamenti? Tutto va bene, anzi, prestami un po’ della tua felicità che ne ho bisogno. Ottava scusa: “prima o poi mi fregano”. La storia dei rivoluzionari è piena di vittime: da Giordano Bruno a Malcolm X a JFK è pericoloso andare contro il potere. Qui il consiglio è uno solo: scegliti i buoni amici, qualcuno pare che ci sia riuscito ed è al Governo per la quarta volta consecutiva. Nona scusa: “la gente è stupida, non capirebbe le mie idee”. A me sembra che per strada ci sia più buon senso di quanto non si dica: a volte le prospettive sono distorte dalla distanza e dall’ignoranza. Come mostrano tanti sondaggi (sull’aborto, sui gay, sull’eutanasia) il popolo è più indipendente dei suoi rappresentanti. Conviene poi diffidare delle idee complicate: di solito non funzionano mai. Meglio pensare semplice quando si ha a che fare con centinaia di parametri e milioni di persone. Decima scusa: “e comunque è tutto un complotto”. Da appassionato di X-File mi tocca andare contro i miei stessi interessi: il telefilm non era vero. Che ci siano dei fatti strani nella storia fa forse parte del gioco: difficile avere tutte le informazioni rilevanti, interpretare perfettamente eventi più o meno distanti (e facile è cascare nel tranello alla “Mistero”, ci divertiamo a fare i creduloni). Quanta intelligenza sarebbe necessaria per prevedere e controllare tutto? È ovvio che nella ragion di stato si nascondono a volte eventi che non riusciamo a capire: d’altronde non siamo tutti capi di stato. Credo in fondo che l’esistenza di fenomeni positivi e rivoluzionari dovrebbe darci qualche motivo di ottimismo. Cercando di riassumere quanto scritto, e andando al di là dell’ironia, la democrazia esiste da pochissimo tempo. La sua breve storia è piena di errori, ma avete presente il percorso dal primo Personal Computer all’Ipad (un esempio a caso!)? Ogni novità richiede anni di assestamento, di prove, di malfunzionamenti. Teniamolo presente quando giudichiamo il nostro sistema politico: tutto o quasi è migliorabile, ma solo investendo convinzione e fatica. Ognuno di noi può fare la sua piccola parte: iscrivendosi a un partito, condividendo le proprie idee, aiutando i propri conoscenti a ragionare meglio.

https://archive.lospaziodellapolitica.com/articles/7437

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