Browse By

La techno-élite che cambierà l’Italia

Ho avuto modo in un precedente articolo di iniziare a discutere di élite. Il tema non viene facilmente compreso, e spesso viene equivocato, me ne sono accorto anche girando tra i forum. Il motivo deriva dalla sua concezione tradizionale, dall’idea che l’élite sia qualcosa che si pone come superiore, come anti-democratica. La mia concezione è invece piuttosto pratica: l’élite è un insieme di persone che fa massa critica e può quindi intervenire con più forza nella vita politica di un paese. Si tratta per me di un catalizzatore in grado di accelerare il dibattito pubblico. In effetti parlo di un fenomeno che sta iniziando a muovere i primi passi: l’élite si sta creando in rete, ed è fatta dalle centinaia di blog di politica, dai forum, dalle iniziative non inquadrate in partiti. Da chi crea informazione libera, da chi costruisce conoscenza. È aperta, e questa è la vera novità: chiunque può scrivere senza essere iscritto a ordini, senza avere raccomandazioni, visto che la selezione si fa sul campo. Questo aspetto è centrale: un tempo l’élite viveva dei media che ne riflettevano le idee, e i media tradizionali ancora oggi fungono da filtro conservatore. Basta vedere a chi appartengono i principali gruppi editoriali. Le persone della “techno-élite” sono di cultura medio alta, si informano molto e hanno un grande spirito collaborativo. Non parlano di destra o sinistra, perché in fondo siamo di fronte a persone che cercano di capire la realtà politica andando al di là dei tradizionali approcci ideologici, e concentrando l’attenzione su problemi concreti: la neutralità della rete, la libertà d’espressione, l’attuale crisi economica. Ed è il modo giusto per uscire dal pantano: creare iniziative concrete, favorire il rilancio dell’imprenditoria. Sulla rete scorre, anche economicamente, linfa vitale: le opportunità di business ancora inesplorate sono innumerevoli, e spesso non richiedono grossi investimenti, oltre al proprio tempo libero. Per cui, a voler ben vedere, l’élite di cui parlo è culturale ma anche economica, e chissà che queste due parti non riescano a interagire proficuamente negli anni a venire. Perché certamente hanno molti interesse in comune: chiedono informazione libera, maggiori investimenti in formazione e ricerca, più libertà di impresa. Certamente è una potenzialità che ancora non si è espressa compiutamente: perché avvenga il riconoscimento dell’élite è necessario diminuire il numero di attori, aggregando i contenuti e diminuendo i siti. L’attuale dispersione è la conseguenza diretta dei processi democratici alla base di queste attività: c’è spazio per tutti, a volte a discapito della qualità. Forse un pizzico di narcisismo impedisce collaborazioni più ampie: e qui invito tutti a fare un passo avanti, mettendo da parte i propri particolarismi. Perché parta un fenomeno di riforma dal basso, condotto da questa techno-élite, ci possono essere tre spinte: una politica, una tecnologica, una “autonoma”. Quella politica arriverà se uno o più partiti inizieranno ad attingere sistematicamente dai contenuti presenti in rete, se dedicheranno sezioni dei propri siti istituzionali alla discussione pubblica moderata. La spinta tecnologica può derivare dagli sviluppi del web semantico: aggregatori di notizie capaci di imporsi offrendo contenuti originali di qualità superiore. Occorre poi migliorare i feedback degli utenti, già l’uso di Facebook aiuta a quantificare quanto piacciono gli interventi e a indirizzare un po’ la linea editoriale: è la strada giusta. Infine, le piattaforme di raccolta fondi potranno in futuro essere utilizzate per creare eventi autopromozionali, portando la rete nelle strade. In effetti è questo il mio sogno nel cassetto: sarebbe bello che i tanti autori di blog di qualità decidessero di creare un output cartaceo dei loro lavori, visto che la stampa digitale abbatte i costi. Oppure la crescita travolgente degli e-readers offre la possibilità di avere una rivista in versione pdf, impaginata con programmi gratuiti e intuitivi. Non ci resta che organizzare gli stati generali dei blog.

https://archive.lospaziodellapolitica.com/articles/7753

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *