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PD, la pazienza è finita

Non sono un fine analista, mi manca la cultura politica, ma vorrei con questo articolo esprimere il punto di vista di un elettore del PD particolarmente esigente. Vorrei riassumere i tanti discorsi che ho sentito, dare una risposta all’insoddisfazione dell’elettorato di sinistra. Uso con consapevolezza questo termine, perché è ancora vivo e presente nell’immaginario collettivo, nella tradizione culturale. Se ha perso senso nella politica di oggi è perché chi la rappresentava ha iniziato una faticosa metamorfosi che, al momento, è lungi dall’essere conclusa. Rinunciare ad alcuni dogmi del socialismo e del comunismo non significa abbracciare in toto il pensiero liberista: questo è evidente agli elettori, meno ai politici. Il pensiero unico è pericoloso e, in un periodo di crisi economica, c’è lo spazio per costruire un’alternativa responsabile. Provo ad abbozzare una sorta di strategia. Lasciar perdere i discorsi di leadership: puntare al programma Detto in altri termini: non si batte Berlusconi con le stesse armi. Parte delle critiche dei “giovani turchi” colpiscono nel segno. Non ha senso cercare leader capaci di emozionare le folle, se poi le folle non ne capiscono il disegno politico. Ancora più triste è scimmiottare gli slogan e la comunicazione berlusconiana. La mia idea è semplice: puntiamo al programma. Partendo dal basso. Ispiriamoci all’iniziativa lanciata dalla destra conservatrice negli States: chiedere alle gente di esprimere le proprie priorità, e selezionarne dieci. Su queste il PD dovrà costruire il proprio programma. Non si tratta di accettare passivamente le richieste popolari, anche perché, come si evince dal contratto americano, non sempre tali scelte sono valide. Si tratta di aprire un dibattito pubblico, tra PD e società, avendo un punto di partenza, isolando i nodi spinosi. Starà poi alla politica proporre le migliori strategie,  anche in chiave alleanze. Con un’importante cautela: evitare le 200 e passa pagine. Qui si gioca la partita per la leadership, perché il leader emergerà grazie alla sua capacità di creare una sintesi coerente, e di sostenerla nonostante le critiche e i veti incrociati. Mi sembra importante ascoltare gli elettori, anche perché fino a oggi il PD è sembrato un prodotto dall’alto: nelle primarie si votavano candidati espressi dalle correnti e dalla vecchia classe dirigente. Salvo rare fortunate eccezioni. Cambiare la dirigenza: aprirsi alla società Questo spirito di apertura deve rispecchiarsi anche nel cambio della dirigenza. Per questo occorre più trasparenza nei meccanismi interni. Le primarie tra i giovani nel 2008 hanno sollevato molte polemiche e dubbi. Poter accedere alle cariche importanti è d’altronde fondamentale per attirare nuove forze di qualità, per creare nuovi progetti. Chi vorrebbe entrare nel PD per restare a margine? Come si possono lanciare nuove idee senza aver la possibilità di essere ascoltati? Cambiare il focus dell’iniziativa sindacale Ci sono giovani precari, è noto. L’uso indiscriminato dello stage aiuta soprattutto le aziende che hanno una fonte inesauribile di forza lavoro gratuita e nessun incentivo ad assumere. I precari animano iniziative extra parlamentari e dissenso poco costruttivo, mentre dall’altro lato la CGIL difende pensionati e operai, cerca di irrigidire il mercato del lavoro senza pensare a chi non riesce nemmeno a entrarvi. Per questo mi auguro che il PD intraprenda un’opera di influenza sul principale sindacato cercando di renderlo più adatto all’attuale mondo del lavoro: a un tempo più vigile sulla precarietà e più flessibile laddove richiesto. Questo significa anche discutere con la FIOM del futuro dell’impresa manifatturiera in Italia. Migliorare lo stato dell’educazione nazionale Significa non solo maggiori investimenti, ma un’apertura a nuovi investimenti, anche privati. Un’apertura a scelte coraggiose nell’organizzazione delle università e dei consigli di facoltà, andando contro quei baroni che pilotano gli scioperi ancora oggi, contro i privilegi di chi insegna senza aver mai pubblicato un libro. Occorre fare proprio il concetto di meritocrazia e disincentivare le carriere che non permettono occupazioni dignitose. Meglio aumentare il numero chiuso piuttosto che avere milioni di laureati sotto-occupati. Abbracciare sul serio un’iniziativa di sinistra La difficoltà di trovare una matrice ideologica nel Partito Democratico è palese; si tratta a un tempo di un punto di forza e di debolezza. La soluzione a questo vuoto culturale può essere di natura pratica: per esempio proporre un’iniziativa legislativa a favore di un aumento dei salari. I nostri sono tra i più bassi nella media OCSE, nonostante si lavori più che in altri paesi. Per aumentarli occorre diminuire la pressione fiscale, riducendo i costi dello stato, e aumentare il peso della contrattazione di secondo livello: scelte apparentemente “di destra”. Eppure a ben vedere gli sprechi riducono le risorse a disposizione di tutti, e la produttività aumenta le ricchezza per creare nuove opportunità. In conclusione Voler mediare tra politiche efficaci e salvaguardia della dignità umana, tra crescita e qualità della vita, è molto complesso: per questo dovrebbe essere al centro del dibattito nel PD. Invece oggi si perde tempo nella polemica contro il Governo, nella ricerca di alleanze e strane alchimie, nella lotta interna per la leadership. Gli elettori vogliono votare per un progetto: è tempo di iniziarlo sul serio.

https://archive.lospaziodellapolitica.com/articles/8241

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